Via dei SaponaiPertici Simone

MoricciVia dei Saponai è una strada del centro storico di Firenze, tra piazza Mentana (all’altezza di via della Mosca) e piazza dei Giudici (all’altezza di via del Castello d’Altafronte). Lungo il tracciato, che segue per tutta la sua estensione il fronte secondario dell’edificio della Camera di Commercio, incontra, sulla destra, via del Guanto.

La denominazione è antica, attestata almeno a partire dal Seicento, e trova ragione nella presenza in questa zona, vicina a via dei Vagellai a corso dei Tintori, delle botteghe dei fabbricanti di sapone, utilizzato per sgrassare le lane e le sete dopo la tintura. Ugualmente trova ragione se si pensa di come la strada si sviluppasse alle spalle del tiratoio dell’Arte della Lana, una struttura con alti palchi in legno dove venivano poste ad asciugare le pezze di stoffa, che occupava l’area tra la strada e il lungarno e che chiariva la zona come eminentemente manifatturiera.

La situazione cambiò radicalmente quando le antiche corporazioni furono sciolte da Pietro Leopoldo e gran parte del patrimonio dell’Arte della Lana passò alla neonata Camera di Commercio. La zona fu così individuata per la costruzione di un grande palazzo atto a ospitare la Camera, la Borsa di Commercio e la Banca Nazionale Toscana (oggi Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Firenze), eretto tra il 1858 e il 1860 sulla base di un progetto del giovane architetto Michelangelo Maiorfi. L’intervento comportò parallelamente significativi lavori di riordino edilizio e viario tutto intorno all’area, condotti su progetto dell’ingegnere Felice Francolini (affiancato tra gli altri dallo stesso Michelangelo Maiorfi e da Loreto Mazzi) e che sostanzialmente portarono alla situazione attuale. Per quanto riguarda nello specifico il tracciato si segnala – sempre in relazione al cantiere dell’edificio delle Camera di Commercio  il rialzamento del piano stradale, l’esproprio di alcuni fabbricati, la riconfigurazione di buona parte degli edifici posti sul suo lato destro e, ovviamente, la trasformazione del suo carattere da manifatturiero a residenziale, nonostante permangano ancora oggi alcune attività artigianali.